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Il doppio arcobaleno. Una storia vera tutta da leggere

doppio arcobaleno

A fine settembre faccio domanda per lavorare nelle scuole come insegnante di sostegno.
Dopo pochi giorni mi contatta una Preside per chiedermi di accettare un incarico molto particolare.
Si tratta di lavorare come insegnante a domicilio, la situazione è talmente complessa che il mio alunno non può recarsi a scuola.
È la scuola che va da lui, tramite me.
Sono entusiasta e un po’ intimorita.
Chiamo mia mamma che mi dice “non perdere nessun treno.. e non preoccuparti per la gestione dei vari impegni, dove posso ti aiuto io”.
È la frase magica che volevo. Accetto l’incarico
Il mio piccolo alunno non parla, non si muove, non è autonomo.
Sorride e capisce.

Mi aspetta con emozione e partecipazione.
Quando suono il campanello e salgo le scale sento i suoi vocalizzi di gioia.
È il ritratto della felicità fatta persona.
Due ore e mezzo ogni giorno interrotte da qualche terapia a cui è sottoposto.
Non si lamenta mai.

Per me è faticosa solo l’organizzazione di conciliare due professioni cosi intense.
Ma c’è mia mamma che mi sostiene dove può.
Dopo pochi giorni dall’inizio di questa esperienza mia mamma muore improvvisamente.
Interrompo le terapie con i miei pazienti per un po’ di giorni, per me, per il rispetto della relazione terapeutica.
Il mio alunno non lo lascio.
Lui mi aspetta . Mi aspettano tutti lì dentro.
I vari operatori sanitari che si alternano.
Le sue nonne. Suo fratello. I suoi genitori.
… I suoi genitori…
Hanno circa la mia età, lui è appassionato del suo lavoro, creativo e coinvolgente quando parla. Mai banale.
Lei è carismatica. Quando la conosco mi
colpisce una frase “Dobbiamo puntare all’eccellenza”.
Io pensavo al lavoro sulle capacità residue e lei stravolge i piani con la sua determinazione.
È una bella ragazza la mamma del mio alunno, ti affascina con i capelli legati e senza trucco.
Questa famiglia ha trasformato il dolore in grinta.
Il cervello del bambino reagisce quindi potrebbe migliorare.
Punto.
Si lavora tenendo presente questo.
Ed è questo obiettivo a darmi la forza di reagire al mio lutto.

Un giorno piovoso di fine novembre dalla sua cameretta spunta un doppio arcobaleno, giro la sua carrozzina verso la finestra.
“Guarda .. due arcobaleni.. uno è la mia mamma che ci sorride e l’altro chissà chi è..’
Sorride.
Scatto una foto.
Termina la lezione, lo saluto, lo bacio, mi sorride.
“Fai il bravo con la nonna che sennò ti metto una nota domani”
Sorride.

Quella notte il mio piccolo e dolce alunno lascia questo mondo.
Nell’ultimo saluto con la sua mamma decidiamo di mettergli le scarpe..
Perche’ là dov’è adesso lui può camminare.
Gli sussurro una promessa:
Cercherò di meritarmi la fortuna di avere la salute…
Vengo ricollocata nella scuola dove lui era iscritto, dove lui non è mai entrato salvo casi eccezionali.
Questo arcobaleno doppio è il mio e il suo, è per tutti i bambini che non possono andare a scuola, che sono privati di un diritto fondamentale . La socializzazione fra pari.
Per le insegnanti che affrontano questa esperienza.
È per tutti i genitori che affrontano simili prove e che puntano all’eccellenza.

Oggi termina il mio contratto come insegnante di sostegno.
Ma io sarò per sempre la tua maestra ❤

Elisa Chiappinelli

(foto di copertina di Ezio Russino per #ilovescicli) 

doppio arcobaleno

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