Convento di Sant’Antonino di Scicli: un’idea di recupero

Uogghiu Pricò
L’uogghiu pricò. Il miracoloso olio rosso ricavato dall’ Iperico
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Chrysta Bell (foto Carlo Rossi)
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Convento di Sant’Antonino di Scicli: un’idea di recupero

Sant’Antonino

Sant’Antonino

Sant’Antonino: un’idea di recupero

Il convento dei Francescani Conventuali di San’Antonino si trova, semidiruto e abbandonato, nei pressi dell’attuale ospedale cittadino in sponda destra del torrente Modica–Scicli.
L’ex Convento di Sant’Antonino è una delle testimonianze più importanti del patrimonio monumentale della città di Scicli, uno dei pochi esempi di architettura prebarocca con una cappella a otto punte cinquecentesca.


La fondazione del complesso conventuale oscillerebbe tra il 1514 e il 1522 e presenta ancora oggi costruzioni pre e post-terremoto 1693.
Questo meraviglioso edificio, oggi di proprietà privata, è stato da sempre sottovalutato e nel corso dei decenni ha subito vari crolli irreparabili. Attualmente è abbandonato e in stato di rovina. 

Museo delle tecniche murarie – Studi e ricerche per il progetto di conservazione a rudere

Nel 2008, un lavoro di ricerca sul Complesso e di studio dello stato dell’opera è stato condotto dalla Scuola di Specializzazione in Restauro dei Monumenti dell’ Università di Genova della Facoltà di Architettura.
La campagna di studi, coordinata dall’architetto Eleda Trovato di Scicli, si è svolta attraverso un workshop gestito dagli studenti di architettura dell’ Università genovese grazie ai progettisti Izabel Alcolea, Ilaria Cavirani, Benedetta Steri, e la già citata Eleda Trovato.
Questo lavoro ha fruttato la progettazione di un intervento di recupero di tutto il Complesso con l’obiettivo di restaurare la fabbrica mantenendola nella condizione di rovina e ripensandola come “Museo delle Tecniche Costruttive”. 

Sant’Antonino

Sant’Antonino-progetto a cura dell’arch. Eleda Trovato 

Recuperare Sant’Antonino di Scicli pensando alla chiesa dello Spasimo di Palermo e alla chiesa di San Giovanni di Ortigia 

Il complesso di Sant’Antonino è già un museo di se stesso e con delle grandi potenzialità.
Restaurando l’edificio, e preservandone la ruderizzazione, non solo porterebbe dignità ad un edificio così importante per la storia di Scicli ma potrebbe far diventare questo luogo uno straordinario sito dalle caratteristiche molto accattivanti: il complesso, posto nel centro urbano ma in un’area isolata, potrebbe essere pensato come luogo di eventi culturali e artistici; la chiesa senza tetto per esempio potrebbe essere pensata come location ideale di concerti estivi o altri eventi all’aperto , garantendo una scenografia suggestiva e monumentale.

Si pensi alla Chiesa dello Spasimo di Palermo o alla Chiesa di San Giovanni di Ortigia, monumenti fantastici, ex chiese senza tetto che, dopo un intervento di restauro conservativo e di ruderizzazione, hanno trovato una loro collocazione sociale e artistica e sono oggi sede di meeting, eventi di arte, di musica ecc.
Cosa manca al nostro Sant’Antonino per essere pensato con questa destinazione d’uso? 

Spasimo S.Giovanni Sant' Antonino

Spasimo S.Giovanni Sant’ Antonino

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