Lavori a Micenci-foto Rosalba Nifosì cinta di contenimento
Lavori alla sorgiva di Micenci. Stato dei lavori.
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Iperico
L’iperico, conosciuto anche come erba di San Giovanni.
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Tramandare il rito di “togliere il sole” nel giorno di S.Giovanni

San Giovanni, un santo legato a tanti rituali, a volte superstizioni, nella nostra cultura tradizionale popolare.

Oggi, come primo articolo della nostra Rubrica “Cultura e Tradizione popolare” a cura della prof.ssa Rosa Gallaro, vi vogliamo raccontare uno dei tanti riti legati al 24 giugno, giorno dedicato a S.Giovanni Battista.
In particolare vi racconteremo del rito della “livata ro suli“, pratica arcaica usata per calmare e estinguere l’emicrania da insolazione.


Il giorno di San Giovanni  è una giornata particolare alla quale sono legati per tradizione antiche usanze e cerimoniali e nella quale si celebra quella che una volta era la notte delle streghe; un’occasione che, pochi giorni dopo il solstizio d’estate, prolungava i riti legati alla rinascita, all’ arrivo della bella stagione, al raccolto, alla terra e alla fertilità. La notte di San Giovanni rientra nelle celebrazioni solstiziali. In questa festa secondo un’antica credenza il sole (fuoco) si sposa con la luna (acqua): da qui i riti e gli usi dei falò e della rugiada, presenti nella tradizione contadina e popolare. Non a caso gli attributi di San Giovanni sono il fuoco e l’acqua, con cui battezzava.
Tali riti antichi permangono, differenziandosi in varie forme, nell’arco di duemila anni; benché la Chiesa abbia tentato di sradicarli, o perlomeno di renderli meno compatibili con quella che è la solennità religiosa, nelle zone rurali si mantengono tuttavia i riti più semplici e naturali, propri della società contadina e pastorale.

A livata ro suli,

levare il sole pratica

A livata ro suli a S.Giovanni

che si può tradurre con levare/togliere il sole, e’ un’ antica pratica locale della Sicilia del Sud usata per risolvere l’emicrania da insolazione.
Un rito antico che viene tramandato ancora da generazione in generazione ma che pian piano sta scomparendo. Frutto di un mix tra religiosità e superstizione, questa pratica può essere insegnata e imparata soltanto il 24 di giugno, ovvero nel giorno dedicato a S. Giovanni.
Il sole si può “togliere” ma soltanto a mezzogiorno o al tramonto e questa procedura deve essere eseguita senza l’interferenza del sole stesso, addirittura chiudendo porte e finestre.
Il rito consiste in uno scongiuro che mira a “raccogliere il sole” della persona soggetta ad  insolazione ponendo sulla sua testa un piatto o una ciotola di argilla dove è presente dell’acqua e dove vi fa cadere un pò d’olio alternando delle preghiere. Un’operazione che si ripete tre volte.  Ci sono diverse preghiere o modi di dire per levare il sole ma che rimangono tutt’oggi non “svelate” al grande pubblico per mantenere un alone di sacralità e rispetto per il rito stesso.

 

“A LUATA RO SULI”

a cura della prof.ssa Rosa Gallaro

Una mattina di giugno mia madre Pippina mi disse che era ora “Ri  ’mpararimi a  luari u suli”  (mal di testa dovuto a forte insolazione), perché in famiglia poteva tornare utile saperlo fare. Prendemmo così appuntamento dalla signora  Giovanna,  a za Vanna,  per il giorno ventiquattro giugno,  festa di  San Giovanni,  alle ore dodici esatte, “mi raccumannu   ammazzuornu  precisu “. Dovete sapere che da noi a Scicli era abitudine, per il giorno di San Giovanni, tramandare oralmente riti e usanze particolari legate al mondo contadino (ad esempio su come trarre beneficio per la salute dalle piante) e piccole invocazioni accompagnate da gesti e litanie legate a figure sacre.

Siamo quindi al ventiquattro giugno, io e mia madre ci rechiamo dalla Za Vanna.


A Za Vanna, donna piccolina un po’ avanti negli anni, capelli grigio argento raccolti in un piccolo tuppo, ci accoglie nella sua piccola e modesta casa vicino  alla  via Scala, dal pavimento in pietra e il soffitto in canna e gesso, ambiente fresco e profumato di origano messo ad essiccare..  Salutiamo la signora,  che ci fa accomodare su delle piccole sedie di zammarra,  e molto speditamente si accinge al rituale .

Per prima cosa chiude “porta e finesci”   «tuttu o scuru pirchì u suli nunna a trasiri». E dopo essersi  munita di pezza russa, nappa cu l’acqua, e uoghiu ri uliva, poggia la tazza sulla mia testa, si fa il segno della  croce e inizia a recitare a voce alta la litania rituale, legata alla luata ro suli.  Per tre volte recita le frasi di rito e per tre volte cambia l’acqua nella tazza e aggiunge l’olio. Terminata l’operazione il rituale è concluso, mi raccomanda di tenere  tutto a mente, ricordandomi che potevo togliere  il sole solo ammazzuornu e  a calata ro suli. Allora mia madre Pippina,  saluta e  ringrazia a za Vanna,  e mi  dice di spignari il dono ricevuto,  dando  in dono cinque lire a za  Vanna, perchè favori simili “nun  si puonu  paiari ma sana spignari” .
Qualcuno mi potrà chiedere di svelare la formula di rito di questa pratica, ma per rispetto di chi me l’ha tramandata e per un non so che di spiritualità non starò qua a svelarvela.

prof.ssa Rosa Gallaro

a livata ro suli

Su un piatto d’argilla vi si versa dell’acqua, indi si versa dell’ olio.

 

 

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